1945 - Manga di Keiko Ichiguchi - Recensione No Spoiler
Manga, album unico, edito in Italia dalla Kappa edizioni, nel 2000.
Trama
Pur avendo utilizzato nomi differenti per i personaggi, “1945” narra le vicende realmente accadute in Germania negli ultimi anni della Seconda Guerra Mondiale, anni nei quali alcuni studenti universitari tedeschi si manifestarono fortemente contrari a ciò che di disumano e criminale il partito nazista stava perseguendo, contro gli ebrei ma non soltanto contro di loro. Sto parlando dell’organizzazione studentesca che si fece chiamare “La Rosa bianca” e che informò in modo clandestino i concittadini distribuendo diversi volantini all’università. La situazione storica è stata trattata con efficacia narrativa, coinvolgente, di forte impatto, soprattutto in alcune tavole che si rivelano un pugno nello stomaco.
Personaggi
I personaggi principali sono Elen – una ragazza che all’inizio della storia frequenta la scuola media – il fratello maggiore di Elen, Maximillian, e Alex – un giovane orfano che Elen conosce appunto all’inizio della storia e che incontrerà di nuovo anni dopo, quando le leggi razziali avranno iniziato a lasciare un segno tragico sulle loro vite. La caratterizzazione del personaggi è stato ciò che ho apprezzato più di tutto, le motivazioni che portano alle loro scelte sono coerenti, ben approfondite; altrettanto ben rese le conseguenze che Elen, Maximillian e Alex arrivano a dover fronteggiare.
Disegno:
Il tratto di Keiko Ichiguchi…beh, quanto a questo sapevo di andare a colpo sicuro, adoro il suo disegno, il modo molto intimista in cui dona i volti e le espressioni ai suoi personaggi. In alcune tavole, anche le più drammatiche, riesce a rendere le loro espressioni in modo elegante, dosando il bianco e nero con incredibile effetto narrativo. Fra l’altro, aspetto interessante – fumetto e film narrano l’uno le vicende che hanno portato i due fratelli alla ribellione, mentre il film prende le sue vicende dai giorni in cui l’organizzazione clandestina già operava il suo volantinaggio e le sue dirette conseguenze, perciò sono entrabi consigliatissimi e non risultano essere un doppione, nella trattazione delle vicende.
E’ stata una lettura impossibile da interrompere, mi ha inchiodata alle sue tavole pur narrando una trama della quale conoscevo già la conclusione, per aver visto anni fa appunto il film “La Rosa bianca”, del 2005, premiato fra l’altro al Festival di Berlino di quell’anno per l’interpretazione dell’attrice protagonista, Julia Jentsch – nei panni di Sophie Scholl.



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